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Alla scoperta di Lisiade Pedroni: dall’anelito risorgimentale allo spirito cooperativo

Chi è costui? Questa è la domanda che molti si sono posti nel corso dei decenni osservando il busto di marmo sulla scalinata che conduce allo storico caveau della ex Banca Popolare di Milano, oggi Banco BPM.

Nato a Gonzaga, in provincia di Mantova, il 18 febbraio 1830, Pedroni si appassionò sin da giovane agli ideali di indipendenza dell’Italia dalle dominazioni straniere.
Nel 1848 si unì ai moti risorgimentali e, nel 1849, partecipò alla difesa della Repubblica Romana con il battaglione dei bersaglieri capeggiati da Luciano Manara. Tuttavia, la Repubblica Romana fu sconfitta dopo aspre battaglie dalle truppe francesi inviate da Napoleone III.
Dopo la restaurazione dell'autorità pontificia, Pedroni ritornò alle sue terre d'origine e si stabilì a Mantova. Nel 1852, si unì alla congiura antiaustriaca del comitato cospirativo rivoluzionario di ispirazione mazziniana, guidato dal sacerdote Enrico Tazzoli. La polizia austriaca scoprì il complotto, arrestando centodieci aderenti che furono poi processati e condannati alla pena di morte. Questi martiri sono ricordati come i Martiri di Belfiore.
Anche Lisiade Pedroni fu condannato alla pena di morte, ma, portato al patibolo, fu uno dei pochi a essere graziati in extremis, per la sua giovane età. Rimase rinchiuso nelle carceri austriache per cinque anni, il massimo della pena prevista dal proclama del governatore generale Radetzky per reprimere i moti rivoluzionari.
Una volta tornato libero nel 1857, si trasferì a Milano, dove avviò la sua attività imprenditoriale nel commercio della seta. Pedroni si inserì attivamente nella nuova realtà nazionale.
Poco dopo, Pedroni vide le sue aspirazioni giovanili di patriota risorgimentale concretizzarsi nell'Unità d’Italia e si dedicò attivamente alla vita politica e sociale di Milano. Fu eletto più volte consigliere comunale, lavorando instancabilmente per il progresso e lo sviluppo della città.
Nel 1866 entrò a far parte del consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Milano, come consigliere supplente e l’anno successivo venne eletto censore dell’Istituto. Nel 1868 ottenne la carica di vicepresidente, evidenziando le sue competenze e il suo impegno nel settore finanziario.
Nel 1870, il fondatore e primo presidente della Banca, Luigi Luzzatti, si dimise dalla carica e Lisiade Pedroni gli succedette, nominato con 149 voti alla guida dell’istituto durante l'assemblea dei soci tenutasi il 30 gennaio.
Come presidente della Banca Popolare di Milano, Pedroni guidò ininterrottamente per diciannove anni l'istituto con risolutezza. Grazie alla sua direzione ferma e oculata, la Banca mantenne una stabilità che la protesse dalla crisi che avrebbe colpito il sistema bancario nei decenni successivi.
Durante il suo mandato, la Banca Popolare di Milano consolidò la sua posizione sulla piazza finanziaria milanese e si impose come capofila del movimento delle banche popolari italiane, in un periodo di grande espansione di questo modello di credito.
L'eccezionale andamento dell'esercizio del 1871 portò a triplicare il totale dell'attivo, ad aumentare la sottoscrizione di azioni, il capitale e la riserva dell'istituto. Pedroni utilizzò tutta la sua autorità per preservare la natura di credito popolare della Banca, impedendo che si trasformasse in un istituto di mera speculazione.
Durante la sua presidenza, la Banca Popolare di Milano ricevette numerose richieste da società di mutuo soccorso e patronati di varia natura. Pedroni, animato da sentimenti di filantropia, si adoperò con impegno per sostenere lo sviluppo di queste iniziative, appoggiando istituzioni che mirassero a promuovere, per mezzo del lavoro e della previdenza, il miglioramento morale, intellettuale ed economico delle classi meno abbienti. Un esempio tangibile di questo impegno fu l'Associazione di Mutuo Soccorso fra gli addetti all'Arte Edilizia di Milano, che conferì alla Banca il diploma di socio perpetuo il 15 maggio 1878.
Sempre attento a tutti gli aspetti della vita lavorativa, in una sua lettera del 4 settembre 1874 chiese al direttore generale di far rispettare il divieto di fumo già allora vigente nei locali della Banca.
La sua attività politica lo portò anche a diventare deputato di Milano al Parlamento nazionale durante la XIV Legislatura del Regno d’Italia, tra il 1880 e il 1882. In questa veste, venne nominato commissario della giunta incaricata dell’esame del Codice del Commercio insieme a Luzzatti, e l’anno successivo fu nominato commissario per l’esecuzione della legge sull’abolizione del corso forzoso. Nonostante l'impegno parlamentare, mantenne la carica di presidente della Banca Popolare di Milano.
Il 5 agosto 1889, Lisiade Pedroni si spense prematuramente a soli cinquantanove anni, lasciando un'impronta indelebile nella storia della Banca.
Nell’Adunanza dei Soci del 23 febbraio 1890, per onorare la sua memoria, fu approvato lo stanziamento di una somma di duemila lire per un premio da devolvere ai mutilati e ai feriti per l’indipendenza nazionale iscritti nelle società militari milanesi. Inoltre, il consiglio di amministrazione si impegnò a studiare la costituzione di una cassa pensioni intitolata a Lisiade Pedroni, al fine di garantire il futuro degli impiegati della Banca. Il progetto definitivo fu presentato ai soci il 22 febbraio dell’anno successivo e approvato dall’Assemblea. La cassa di previdenza rimase intitolata all’illustre amministratore per lungo tempo, in memoria del suo contributo alla Banca e alla comunità.

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