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Il segreto di Bianca

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"Il segreto di Bianca" è un racconto sotto forma di diario che narra, procedendo per intime riflessioni, alcuni tratti della vita e della personalità di Bianca Artelli attraverso lo sguardo e la parole della sua collega e amica Caterina. Un racconto corale e femminile immaginato alla fine degli anni Sessanta che connette la memoria privata, la micro-storia e la Storia, nelle sue ferite nel Novecento.

 

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Un racconto in forma di diario per Archivissima Scuola liberamente ispirato al fondo filmico della cineamatrice Bianca Artelli, conservato e digitalizzato dalla Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna.
Ideato e scritto dagli alunni e dalle alunne della classe 2°G dell’IC 14 Bologna, Scuola Secondaria di I grado Alessandro Volta sotto la supervisione della Prof.ssa Silvia Cavalieri: Riccardo Agnoletto, Lorenzo Balboni, Riccardo Bussichella, Sofia Cavazza, Gloria Huiting Chen, Alexandru Pavel Constantin, Daniele El Dayeh, Alessandro Falconieri, Melissa Focacci, Andrea Fontanesi, Lorenzo Grisolia, Afrin Hossain, Fares Ibrahim, Nzeribe Clinton Ikechukwu, Brunilda Lala, Fabioalberto Leo, Luis Lila, Eleonora Mignani, Edivandro Miguel Monteiro Mota, Matilde Amira Najah, Diyanah Nure Rouf, Luca Verardi.

IL SEGRETO DI BIANCA

     12 giugno 1969


Caro Diario,
finalmente siamo arrivate a Davos, nelle Alpi Svizzere, per questa vacanza che si prospetta molto più interessante di quanto non mi aspettassi. Sono con le mie amiche Giovanna, Bianca e Albertine, che, come avrai dedotto dal nome, è francese. Il paesaggio qui è bellissimo: prati verdi e vette innevate, tanti fiori ma anche qualche animaletto.
Bianca si è persino portata dietro la chitarra qui in Svizzera: non sapevo che la sapesse suonare così bene.
Durante questa vacanza ho progettato di scoprirne di più sulla loro storia perché da sempre ho avuto l’impressione che mi nascondessero qualcosa. Da quando siamo partite che lancio lì qualche domandina di tanto in tanto, ma loro sono sempre molto misteriose. Sono certa però che pian piano riuscirò a scoprire qualcosa!
Ti farò sapere, tua Caterina

      18 giugno 1969

Eccomi di nuovo a scriverti, caro Diario!
Siamo arrivate oggi nel primo pomeriggio a Parigi e l’aria trasuda ancora odor di proteste e rivolte. Grazie ad Albertine riusciamo a
comunicare come non potremmo mai fare da sole, ma vedo che anche Bianca e Giovanna col francese non se la cavano male.
Io, sempre molto incuriosita dalle mie tre amiche, ho continuato a osservarle con attenzione: erano tutte spensierate, a malapena gli stavo dietro, non riuscivo a seguirle. Forse il fatto che non devono lavorare ha contribuito a spensierarle; erano irriconoscibili; non erano loro. Cioè sì, si sa che sono loro, però sono diverse, sono super eccitate: siamo amiche da tantissimo tempo e mai e poi mai le avevo viste così. Cosa significherà per loro questa città? Indagherò ancora.
Tua Caterina

20 giugno 1969

Siamo sempre a Parigi e questa sera io e Bianca siamo uscite da sole perché Giovanna e Albertine erano stanchissime, dopo tutti i chilometri che abbiamo fatto oggi. Essendo in due la conversazione si fa sempre più intima e sono riuscita a far parlare un po’ Bianca, che finalmente mi ha raccontato di sé.
Le ho chiesto il motivo per cui lei non si è mai voluta sposare e mi ha risposto perché aveva paura di essere sottomessa e quindi di perdere la propria indipendenza e la felicità che provava sempre.
Mi ha detto anche che era felice di sentirsi diversa dagli altri.
Poi Bianca, che di cognome fa Artelli, è passata a raccontarmi la sua storia proprio dal principio. Nacque a Venezia nel 1907, ma aveva origini triestine. Mi ha raccontato che a Trieste esiste ancora un palazzo che porta il suo cognome. I suoi familiari erano musicisti con origini nobili.
Alla sua infanzia Bianca mi ha detto di collegare sempre due gatti. Durante la sua nascita, questi gatti diedero sostegno alla mamma di Bianca nel parto, visto che sua mamma, di nome Anna, era molto triste perché la nonna di Bianca non c’era stata durante i mesi dell’attesa: la aveva abbandonata perché non accettava la sua gravidanza, troppo inaspettata per lei. Appena Bianca nacque si affezionò subito ai due gatti che ogni giorno stavano accanto a lei, al posto della nonna che non c’era mai stata fin dalla nascita.
La passione più grande di Bianca è sempre stata la moda e fin da ragazza andava in giro per tutti i paesi soprattutto quelli più famosi per gli abbigliamenti eleganti. Decise allora di studiare da modellista per poter realizzare di persona gli abiti che da sempre sognava.
Finito il corso da modellista, nel 1938, Bianca fece trascorrere l’estate e poi si trasferì a Parigi che, negli anni Trenta, era la capitale
mondiale della moda. Qui iniziò a lavorare nella boutique dove conobbe Giovanna e Albertine, quelle che poi sarebbero diventate le sue amiche più care. Si trovavano tutte e tre molto bene tra di loro, il loro legame divenne sempre più stretto e cominciarono a confidarsi l’una con l’altra.
Oltre alla moda, un altro motivo per cui Bianca si era trasferita a Parigi, era il suo amore verso i gatti. Bianca aveva un carattere molto complicato e strano perché davanti agli altri sembrava dolce e gentile, ma in realtà era testarda e poteva diventare furibonda quando qualcosa non era perfetto nel proprio negozio. Appena arrivò nella capitale francese tutti le chiedevano dove fosse suo marito, perché a quell’epoca era strano vedere una donna da sola senza il proprio marito, infatti veniva etichettata dagli abitanti come “zitella”. Bianca allora, sentendosi dire questo nome dispregiativo, era un po’ triste; ma a lei non interessava, perché non le importava come la descrivevano gli altri sconosciuti, quindi non ci pensò, vivendo più serenamente.
Una notte successe un evento inspiegabile. Le entrò in casa dal lucernario un gatto molto strano: aveva il corpo di colore bianco con delle chiazze nere e con gli occhi eterocromatici, cioè di due colori diversi: sembrava una mucca in miniatura. Appena il gatto entrò in casa, Bianca si spaventò e cadde per terra dallo spavento. Provò a mandare via lo strano felino, ma lui incuriosito dal comportamento di Bianca rimase a osservarla senza spaventarsi perché aveva capito che lei era un po’ impaurita, perciò il gatto decise di avvicinarsi per strusciarsi sulle sue gambe per farle capire di non avere timore di lui; quindi Bianca decise di tenerlo con sé e gli diede il nome di Mucchetta, per le sue macchie. Pian piano la ragazza si affezionava sempre di più a questo gatto fino a quando non lo adottò definitivamente.

Bianca era ormai a Parigi da quasi due anni quando un giorno, mentre era al lavoro, per radio venne trasmessa la notizia dell’arrivo dei nazisti in città. Era il 10 giugno del 1940. Quattro giorni dopo, appena arrivò a casa, accese la radio per ascoltare un po’ di musica fino a quando non ci fu un’interruzione per una notizia che riportava che l’Italia aveva dichiarato guerra alla Francia ed era entrata in guerra dalla parte della Germania nazista. La mattina dopo Bianca, mentre si dirigeva al lavoro, vide passare delle camionette con sopra degli ufficiali nazisti. Non se ne preoccupò molto e continuò a camminare fino al proprio negozio. Una cliente entrò e chiese un cappello alla moda. Disse che era venuta in Francia per raggiungere il
marito, un ufficiale nazista. Bianca le diede da provare un cappello rosso di feltro, con una grossa rosa dello stesso tessuto cucita sulla destra, poi iniziò a chiedere alla cliente se aveva notizie di cosa stava succedendo in città. Lei gli rispose che adesso buona parte della Francia era sotto il dominio nazista e che Bianca, essendo italiana, era un’amica dei nazisti. Appena la cliente se ne andò, Giovanna entrò in negozio. Entrarono molte altre clienti, mogli di ufficiali nazisti, che le trattavano come amiche, essendo italiane, e questa cosa a Bianca e Giovanna non piaceva molto perché nelle loro famiglie non si era mai simpatizzato con il fascismo. Ma decisero di tenersi tutto per sé, per non perdere il lavoro.
Dopo una lunga giornata di lavoro Bianca tornò a casa, stremata. Quando entrò in casa si trovò davanti il proprio gattino ad aspettarla. Mucchetta, per fortuna che c’era lui!

Ma intanto la vita per le ragazze continuava normalmente: con le piccole cose di ogni giorno. E una sera Bianca conobbe Philippe. Era un ragazzo gentile, un ragazzo alto e robusto, con uno sguardo vivace. Bianca ne restò subito colpita. Philippe era un ragazzo premuroso e disponibile con tutti quelli che avevano bisogno di qualcosa. Bianca provò da subito simpatia nei suoi confronti, cominciarono a frequentarsi e lui le insegnò suonare la chitarra; Bianca si innamorò subito della chitarra e visto che veniva da una famiglia di musicisti la imparò a suonare velocemente. Philippe però aveva dei comportamenti sospetti: di notte usciva di casa troppo spesso, non andava quasi mai all’aperto, in pubblico, e spesso diceva delle bugie spudorate. Bianca notava poi che spesso durante il giorno lui si affacciava alla finestra con uno sguardo preoccupato. Dopo vari mesi Bianca lo mise all’angolo, perché lo vedeva ancora più strano del solito; lui le confessò allora di essere un partigiano. Bianca esclamò: “Come è possibile?! Io mi fidavo di te, Philippe!” e si mise a piangere come una fontana. Philippe disse: “Mi dispiace di non avertelo detto prima, Bianca, ma non sapevo proprio come fare”. Poi l’uomo la informò che si doveva trasferire per coprire la sua identità da partigiano che ora era stata messa a rischio.
Oltre che piangere per giorni e giorni, Bianca non sapeva proprio come
reagire; era molto abbattuta perché non si sarebbe mai aspettata questo dal suo ragazzo. Prima di andare Philippe le disse che era ormai troppo pericoloso frequentarsi e che di lì a poco avrebbe dovuto fare un agguato all’esercito nazista e che non sapeva se ce l’avrebbe fatta. Lei rimase sconvolta che lui fosse un partigiano e disse che non era giusto che dovessero lasciarsi a causa della sua identità segreta.
Pensò allora di diventare partigiana anche lei, per conquistare Philippe.
Iniziò comprando vestiti adatti che non dessero nell’occhio e strinse contatti con venditori clandestini di armi, soprattutto in mezzo tra la periferia e il centro città. Albertine e Giovanna, venute a sapere di cosa voleva fare Bianca, decisero di assisterla dietro le quinte.
Una volta presa l’arma, una Carabina M1, e un paio di bombe a mano, Bianca andò da Philippe e gli disse della sua scelta, così, di botto. Philippe, avendo capito che Bianca non avrebbe mollato, accettò rassegnato, preoccupato da cosa le sarebbe potuto succedere in guerra, anche se tutto sommato la vide preparata. Bianca volle subito far vedere la sua abilità e la sua determinazione a combattere contro i nazisti: organizzarono un’azione e, al momento opportuno, Bianca iniziò a sparare con la sua carabina; ne uccise undici. Fu allora che Philippe nominò Bianca parte del suo gruppo partigiano di Parigi.

Ecco il segreto di Bianca, caro Diario. E stasera finalmente me lo ha svelato. Anche se non è riuscita a finire il suo racconto perché le veniva talmente da piangere che non ho insistito.

Buonanotte, tua Caterina

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