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Più forte delle bombe - Fondo 'Danni di Guerra'
QUANDO
venerdì 05 giugno ore 18:30
video registrato
QUELLO CHE NON C’È: DAL FONDO DANNI DI GUERRA
Siamo abituati a pensare agli archivi come a luoghi di ordine, certezza e conservazione. File allineati, inventari meticolosi, documenti che resistono al tempo e restituiscono tracce tangibili del passato. Eppure, se ci soffermiamo davvero ad ascoltare, ci accorgiamo che non sono solo le parole scritte a raccontare la storia.
Tra quei faldoni ordinati si nasconde un’altra dimensione, più sottile: quella delle assenze. Vuoti che interrompono la continuità del racconto e ci costringono a interrogarci. Perché manca qualcosa? Chi o cosa ha determinato quell’assenza? È il risultato del caso, della dimenticanza o di una scelta consapevole?
Ogni archivio è, in fondo, una narrazione incompleta, e l’incompletezza apre uno spazio di possibilità. I documenti mancanti non rappresentano soltanto una perdita: diventano un invito a interrogare, immaginare, ricostruire.
L’archivio, allora, non è soltanto un deposito del passato, ma uno spazio vivo, attraversato da continue relazioni tra ciò che è visibile e ciò che resta nascosto; un luogo in cui la memoria non si limita a conservare, ma continua a formarsi anche attraverso le sue crepe.
DOCUMENTARIO: PIU’ FORTE DELLE BOMBE
È proprio indagando una di queste crepe che è emerso il Fondo Danni di Guerra, oggetto di un importante lavoro di ricerca che ne ha permesso la ricostruzione e ha messo in luce le correlazioni con materiali conservati in altri archivi.
Alla prima fase di indagine è seguito un lavoro di riordino, inventariazione e digitalizzazione. È stato così possibile ricostruire la storia del Fondo e le modalità del suo ingresso in Archivio Fotografico della Fondazione Torino Musei.
Dalla fitta corrispondenza dell’allora direttore dei Musei Civici, Vittorio Viale, con personalità pubbliche e private, se ne deduce la presenza già intorno al 1945.
Il Fondo è costituito da circa 320 fototipi, tra lastre, pellicole e stampe fotografiche che documentano edifici, monumenti e complessi architettonici della città di Torino danneggiati o distrutti dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Nel corso degli anni, la documentazione fotografica ha subito manipolazioni che ne hanno modificato l’assetto originario. Il nucleo è probabilmente riconducibile a un corpus più ampio di natura documentaria e fotografica prodotto dall’Ufficio Protezione Antiaerea (UPA), attivo tra il 1936 e il 1946. Gli scatti non venivano realizzati direttamente dall’Ufficio, ma affidati a soggetti esterni: ditte specializzate, fotoreporter e Corpo dei Vigili del Fuoco.
Gran parte della produzione fotografica dei Vigili del Fuoco è oggi conservata presso il loro Archivio Storico, mentre presso l’Archivio Storico della Città di Torino si conserva il fondo UPA.
Il Fondo Danni di Guerra ha rappresentato uno strumento fondamentale di tutela durante la ricostruzione ed è oggi una testimonianza di grande valore storico sullo stato del patrimonio architettonico e monumentale torinese nel periodo postbellico.
Il video documentario, realizzato da Alessandro Muner in occasione di Archivissima 2026, ripercorre le tappe di questa esplorazione, alla ricerca di Quello che non c’è e sarà visibile in sala incontri sabato 6 e domenica 7 giugno a ingresso libero, durante gli orari di apertura del museo.
Produzione, realizzazione video e regia Alessandro Muner
Archivio Fotografico Fondazione Torino Musei Eléna Dolino, Mery Granata, Barbara Nepote con la collaborazione di Elisa Buccheri
Archivio Storico Città di Torino Paola Traversi, Caterina Thellung, Francesca Ortolano, Enrica Caruso, Andrea Parodi e tutto lo staff
Archivio Storico dei Vigili del Fuoco di Torino Michele Sforza, Diego Albertin, Silvano Audenino, Maurizio Serafin