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Rinascita su due ruote

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Centro di Documentazione Storica Aermacchi
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ISIS Valceresio
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Bisuschio - Via Roma, 57
ISIS Valceresio
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Autore: Calcagni Federico, Cenci Elia, Lombardi Elia, Volpi Leonardo
Scuola/Classe: III H - ISIS Valceresio di Bisuschio (Varese)

In un’ambientazione post utopica, tra Milano e il villaggio “Indunum” (vicino Venegono), che proietta il lettore al 2322, si riaccende una luce nell’antico stabilimento dell’Aermacchi riscoperto con gli occhi del giovane Tebaldo Funesto.
Tra realtà e fantasia, il protagonista ritrova dei vecchi disegni tecnici delle moto che rimette in pista per un viaggio tra antichi prototipi e modelli innovativi che segnano per l’Aermacchi e per l’intero territorio una nuova epoca di rinascita.

CREDITI

Photo credit: CDS Aermacchi - Venegono

Rinascita su due ruote

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Anno 2322: il mondo è ormai devastato dalla guerra, animali e natura sono un lontano ricordo, e i pochi rimasti sono mutati, rendendo l’ambiente esterno ostile e invivibile. 

Gli umani, un tempo dipendenti dalle intelligenze artificiali, dopo la distruzione si sono trovati a vivere in villaggi protetti, imparando di nuovo a sopravvivere con mezzi semplici 

Nei villaggi regna un sistema gerarchico, e tra i ranghi più alti si trovano gli esploratori, incaricati di avventurarsi nelle lande deserte per cercare risorse e possibilità di sviluppo. 

Nella distrutta Lombardia esistono due villaggi dominanti: Indunum e Milano. Gli esploratori viaggiavano di notte, quando radiazioni e vapori erano meno aggressivi, protetti da maschere rudimentali e occhiali ricavati da vetri infranti. 

Nel villaggio di Milano viveva un esploratore chiamato Tebaldo Funesto che, durante uno scontro nei territori varesini, prese una decisione proibita: infrangere la legge della notte. Uscì all’alba. Il cielo era arancione, coperto da nubi verdastre pulsanti. 

 Il silenzio era rotto solo dal vento che trascinava cenere. Dopo due giorni raggiunse una pista d’atterraggio con decadenti aerei ormai distrutti e invece alcuni ancora intatti, in attesa di un decollo, che non avverrà forse mai. 

Poco oltre emerse una struttura colossale: la sede della Aermacchi, Tebaldo rimase senza fiato, perché ne aveva solo letto di questa struttura, ma non credeva realmente alla sua esistenza. Dopo essere entrato, vide un luogo molto strano, come se fosse stato abbandonato all’improvviso.  

Dopo aver saltato qualche maceria, e infilatosi in qualche condotto, trovò una stanza con progetti di motociclette; dopo aver spostato qualche scatolone, ne trovò uno accartocciato che attirò la sua attenzione, era quello della “vespa siluro”, una moto leggendaria capace di raggiungere i 167 km/h. Con poche scorte rimaste, recuperò il progetto e iniziò il ritorno. Questa volta impiegò ben 3 giorni per tornare a Milano, ma le disavventure non finirono qui, perché al ritorno il capo villaggio, furioso per la violazione della legge, lo sospese e lo declassò. Non volle ascoltare spiegazioni. Turbato, Tebaldo decise di prendere tutti i suoi averi, e ripartire, questa volta in direzione del villaggio di Indunum. 

Dopo essere riuscito a superare indenne il confine, giunse al centro del villaggio, e lì rimase stupito dato che le motociclette erano il mezzo più usato. Decise quindi di presentarsi al capo villaggio, fingendosi un lavoratore in cerca di impiego. Durante il colloquio però mostrò il progetto e rivelò la verità. Il capo, dopo aver ascoltato non si infuriò, e invece tirò fuori un vecchio libro sulla Aermacchi e raccontò delle spedizioni fallite per trovare un progetto simile alla moto leggendaria. 

Il capo chiese a Tebaldo, quanto volesse per vendere il progetto, e quest’ultimo rispose che bastava una dimora nel villaggio e il ruolo di capo-esploratore. Il capo non ci pensò due volte e accettò lo scambio. 

Diede libero campo a Tebaldo per iniziare a produrre i modelli, e nonostante i numerosi che iniziò a lavorare senza sosta. 

Nonostante i numerosi tentativi andati in fumo di Tebaldo, la fiducia del capo non cessò e dopo mesi di tentativi, riuscì a costruire un prototipo funzionante. Una notte senza avvisare nessuno, uscì dalla città e partì. Dopo pochi istanti era già lontano. Al mattino il capo, non trovandolo, salì sulle mura della città spaventato, temendo una truffa del ragazzo. Dopo alcuni minuti però vide un punto avvicinarsi a velocità incredibile, che in un attimo era sparito, ma subito dopo sentì una voce. Era Tebaldo, già arrivato; Il capo rimase sbalordito, perché non era riuscito a vederlo, ed era arrivato

Con le lacrime agli occhi per la gioia il capo scese dalle mura, e abbracciò Tubaldo, come un padre fiero che abbraccia il proprio figlio. 

Non persero tempo e iniziarono a produrre quante più moto possibili per gli esploratori. 

Questo portò ad una svolta incredibile: la moto non era solo in grado di velocizzare le spedizioni ma era in potenza di guidare l’intero futuro. 

Il villaggio di Indunum si trasformò, officine rinnovate, produzioni ampliate. Nuove strutture, sistemi di filtraggio migliori e forme di energia primitive iniziarono a diffondersi…

Le moto siluro, inizialmente rudimentali, divennero sempre più affidabili, gli esploratori potevano spingersi oltre, raccogliendo risorse e tecnologie dimenticate, come materiali preziosi, frammenti tecnologici ancora utilizzabili, progetti, spunti della civiltà pretecnologica e tanto altro ancora. 

Milano non poté ignorare a lungo questi progressi e dopo anni di tensioni, propose una tregua; l’incontro tra i due villaggi portò a un’alleanza. Le moto siluro vennero prodotte anche per Milano, e le spedizioni divennero congiunte. 

Grazie alla facilità di trasporto e di esplorazione, i due villaggi riuscirono a recuperare tecnologie avanzate e a sviluppare strumenti di alto livello. L’Italia iniziò lentamente a rinascere, la Aermacchi e la moto siluro divennero il simbolo di questa rinascita; non solo una macchina, ma il cuore del progresso umano. Tebaldo, un tempo esiliato, divenne il primo capo-esploratore di una nuova era. 

Grazie alle risorse ottenute, la fabbrica Aermacchi fu ricostruita e rimessa in funzione, diventando il centro storico-tecnologico più importante per l'Italia nei secoli successivi.