la notte degli archivi
Tesori d'archivio: le storie nascoste nei sotterranei dell’Ordine dei Medici
QUANDO
venerdì 05 giugno ore 18:30
Apertura straordinaria della sede di Villa Raby e dell’archivio storico dell'Ordine dei Medici, con visite guidate
Villa Raby, Corso Francia 8 - Torino
Dott. Guido Giustetto - Presidente dell'OMCeO di Torino
Dott. Franco Lupano, Coordinatore della Commissione interna Storica dell'OMCeO di Torino
Dott.ssa Luisa Ferrari, Componente della Commissione interna Storia dell'OMCeO di Torino
Dott. Gian Luigi Canata, autore di uno studio storico-documentale sulla vita professionale del nonno medico condotto nelle Valli di Lanzo
Entrare nell’archivio storico dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino non significa semplicemente osservare vecchi faldoni, ma mettersi sulle tracce di ciò che, nel tempo, è mancato: diritti da conquistare, regole da scrivere, storie da ricostruire.
Il lavoro dell’Ordine ha preso avvio lo scorso anno con una riscoperta straordinaria. Nella Torino del 1912, mentre la medicina stava cambiando ma mancava ancora una norma etica condivisa, nasceva il primo Codice di Deontologia Medica: un documento a lungo ritenuto perduto, riemerso durante la schedatura dei fascicoli. Quel testo ha rappresentato una guida per i Codici successivi, da quello nazionale del 1924 fino a quello che ancora oggi orienta la professione medica.
L’archivio conserva inoltre gli albi del periodo fascista e l’albo separato degli “ebrei discriminati”, testimonianza drammatica della negazione del diritto fondamentale di esistere e lavorare a causa delle leggi razziali. Accanto a questi documenti si trovano anche i verbali delle sedute consiliari del 1946, anno della ricostituzione degli Ordini dopo la guerra e del ritorno alla democrazia. Quello dell’Ordine non è dunque un archivio composto soltanto da documenti burocratici e amministrativi, ma una mappa di assenze, conquiste e scoperte. Ogni documento conserva la memoria di qualcuno, o di qualcosa, che non deve andare perduto.
Aprendo un fascicolo, la prima cosa che appare è ciò che è presente: un nome, una fotografia, una firma. Ma, guardando tra le righe, emerge anche ciò che manca. Le carte diventano così specchi di assenze, di vuoti che talvolta sono stati colmati e altre volte sono rimasti sospesi. Tra le storie degli iscritti all’Ordine si incontra quella del dottor Luigi Pagliani, autore nel 1888 della prima vera riforma sanitaria, in un tempo in cui mancavano ancora una legge organica e una moderna idea di salute pubblica.
Si incontra anche la figura del dottor Giuseppe Massa, che nel 1912 organizzava conferenze di propaganda igienica rivolte alla popolazione, nel tentativo di colmare l’assenza di conoscenze e norme sanitarie basilari.
Lo sguardo si posa poi su tre fascicoli che brillano come tracce lasciate da chi ha saputo colmare il vuoto della conoscenza con il genio: Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco e Salvatore Luria. Tre premi Nobel. In queste cartelle, ciò che manca è soprattutto la loro permanenza: sono storie di scienziati che, per dare spazio alle proprie scoperte, hanno spesso dovuto cercare altrove le condizioni per realizzarle.
Si può parlare anche di libertà negate attraverso la vicenda di Secondo Origlia, che ebbe il coraggio di aprire un “Centro Guida Matrimoniale” in un Paese in cui parlare di contraccezione o sessualità poteva costituire reato secondo il Codice Rocco. Origlia fu trascinato in tribunale perché voleva colmare il vuoto dell’ignoranza con l’informazione.
Sulla stessa linea si colloca la storia di Luisa Levi, una donna che dedicò la vita a dare parole a chi non ne aveva. Nel 1961 scrisse un manuale di educazione sessuale perché comprese che ai genitori mancava un linguaggio per spiegare la vita ai figli. Nello stesso periodo lavorò nel settore infantile del manicomio di Collegno, a Villa Azzurra, un luogo in cui talvolta sembrava mancare persino il concetto stesso di umanità.
In questo contesto si inserisce anche la figura dello psichiatra Giorgio Coda, il cui fascicolo non racconta soltanto una vicenda medica, ma incrocia la cronaca giudiziaria e i conflitti sociali di un’epoca. Sono carte che testimoniano un tempo segnato dalla mancanza di pace, in cui la violenza irrompeva là dove avrebbe dovuto esserci soltanto cura.
Il percorso prevede una visita guidata in archivio a cura delle archiviste dottoresse Benedetta Gigli e Diana Cossa. Contenuti multimediali accompagneranno i visitatori lungo l’itinerario proposto, offrendo anche la possibilità di ammirare alcuni spazi di rappresentanza del Villino Raby, uno degli esempi più emblematici di architettura Liberty a Torino.
L’accesso alla sede e alla visita guidata è libero e gratuito, con possibilità di prenotazione sul sito dell’OMCeO (https://omceo-to.it/). Turni di 20 persone circa. Accessibilità senza barriere architettoniche.